OBIETTIVO CENTRALIZZARE – Novità sul fronte delle omologazioni delle automobili: la procedura, che a oggi è più nazionale che sovranazionale, è finita nel mirino di Bruxelles. L’Unione Europea, attraverso la Commissione, sembra intenzionata a rafforzare il proprio ruolo, ridefinendo la procedura stessa, che risale al 2007. Difficile non vedere in questa mossa l’onda lunga dello scandalo Dieselgate, certo, ma sembra esserci anche un aspetto relativo all’immagine stessa della UE.

TRE PUNTI – La proposta, che andrà approvata dal Consiglio e dal Parlamento dell’Unione Europea, nasce con il placet del commissario al mercato unico e all’industria, la polacca Elzbieta Bienkowska: è articolata su tre punti. Il primo punta a rafforzare la terzietà degli enti che si occupano di omologazioni su base nazionale: visto che, in gran parte dei 28 Stati membri, sono pagati dalle case costruttrici, la UE vuole fare sì che sia il singolo Stato membro a far da tramite, a garanzia di una maggior trasparenza (o del mancato insorgere di possibili conflitti d’interesse). Il secondo punto verte sui controlli su strada dei mezzi omologati, con possibilità da parte della UE di multare i servizi tecnici non in regola con le normative e le stesse Case automobilistiche (fino a 30.000 euro per auto). Il terzo, infine, prevede i richiami, che oggi sono su base nazionale per mano di chi ha fatto l’omologazione, da parte di autorità comunitarie, su tutte il Joint Research Center.

I PERCHÈ DELLA MOSSA – Abbastanza evidente ravvisare, nelle intenzioni dell’Unione Europea, la volontà di avere una voce in capitolo superiore ad adesso – magari, equiparabile a quella che hanno avuto gli Stati Uniti (tramite l’agenzia governativa EPA) con il gruppo Volkswagen per la nota vicenda legata alle emissioni di NOx dei motori EA189 (e sul diesel 1.2 a tre cilindri). Va sottolineato, per contro, come la sovranità nazionale sia inviolabile anche da parte della UE che, ove la proposta venga approvata da Consiglio e Parlamento, formalmente deve limitarsi a emanare normative comunitarie, che sta agli Stati membri recepire: in altri termini, è difficile – al momento attuale – prospettare una tempistica per l’eventuale entrata in vigore delle nuove procedure di omologazione.

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